Un libro d'arte non si limita a contenere immagini di opere. Ne stabilisce una lettura fisica: quali dettagli chiedono vicinanza, quali sequenze creano distanza, come il testo debba convivere con colore e superficie. Sono decisioni curatoriali, e diventano decisioni di produzione nel momento in cui si sceglie una carta. Il brief deve partire da quell'intenzione, perché anche un bel foglio può dare un resoconto sbagliato dell'opera.
Un criterio per il colore
I file arrivano da studi, musei, archivi e fotografi, ciascuno con la propria storia di acquisizione. Trattarli in modo identico rende il libro coerente in apparenza, ma cancella differenze che hanno un significato. È utile separare le famiglie di immagini e dire, per ciascuna, che cosa significa fedeltà: un originale fisico, un file di riferimento approvato o un'interpretazione deliberata concordata con il curatore.
Le prove colore danno a curatore, designer e prestampa lo stesso oggetto da giudicare e un riferimento per regolare la macchina. Autori ed editori possono anche assistere alla stampa da Printer Trento e osservare i fogli mentre escono dalla macchina. Per le opere in bianco e nero, una bicromia costruita su un nero profondo e un grigio miscelato può aggiungere una profondità che un solo inchiostro non raggiunge. Legatura e finissaggio fanno parte dello stesso ragionamento, perché l'apertura decide come le composizioni incontrano la piega e la copertina segna il passaggio dallo scaffale alla pagina.
Approvare insieme le opere critiche
Selezionate il piccolo gruppo di immagini che rappresenta la vera difficoltà del libro: incarnati, campiture neutre, ombre profonde, segno delicato, ogni opera di cui esiste un originale noto. Esaminatele tenendo presente la carta prevista e guardate i rapporti tra le immagini, non solo la precisione di ciascuna.









