Negli ultimi mesi, insieme a Hatje Cantz e a Lecta/Cartiere del Garda, abbiamo lavorato a un progetto davvero entusiasmante: la creazione di un cortometraggio che documenta la genesi di un libro d’arte.
Il film esplora il mondo dell’arte e della creazione di libri.
Partendo dalle vivaci strade di Berlino, passando per i meticolosi laboratori di stampa e rilegatura di Trento, fino agli illustri stabilimenti delle cartiere di Riva del Garda, vi invitiamo a unirvi a noi in un incantevole viaggio attraverso la creazione della straordinaria pubblicazione di Ruth Orkin, Women.
Come si passa dal negativo fotografico a un libro stampato? Quanti specialisti sono necessari per trasferire fotografie di alta qualità su carta, creando un risultato degno di una vera opera d’arte? Unisciti a noi per scoprire questa “Love Story”.
E se non ti basta, sei ancora in tempo per partecipare all’inaugurazione della mostra “Ruth Orkin – Women” al f³ – Freiraum für Fotografie.

La fotografa, fotoreporter e regista americana Ruth Orkin (1921–1985) è cresciuta a Hollywood in quanto figlia di un’attrice del cinema muto.
Fu una delle prime donne a studiare fotogiornalismo al Los Angeles City College. Nel 1943 Orkin si trasferì a New York City, lavorando come fotoreporter freelance.
Le sue fotografie apparvero su The New York Times, LIFE, Look, Ladies’ Home Journal e altre pubblicazioni.
Il suo scatto American Girl in Italy – la scena in strada con uomini italiani che fischiano – è diventato un’icona.
Oggi, negativi e diapositive sensazionali sono emersi dal suo archivio, rivelando un lato poco conosciuto di Ruth Orkin: quello di una cronista sensibile e interessata al mondo delle donne degli anni ’40 e ’50.
Orkin ideò editoriali come il reportage ironico Who works harder? che confrontava la vita di una donna in carriera e una casalinga. Documentò il trambusto nei saloni di bellezza e alle feste, alle mostre canine e sui set cinematografici di Hollywood. Nei suoi scatti incontriamo Lauren Bacall, Jane Russell, Joan Taylor o Doris Day, ma anche cameriere, hostess e soldatesse, oltre a gruppi di amiche.
“Quello che emerge è l’immagine di donne in movimento, donne che iniziano a liberarsi dalle convenzioni imposte, andando per la loro strada: sicure di sé, eleganti e intelligenti.” (Nadine Barth, curatrice)

